mercoledì 22 maggio 2013

Intervista a Anna Morchio

Verve, un talento naturale nel paragonarsi alle sedie, una bella fotografia di coppia e di famiglia. Il percorso per affrontare la labiopalatoschisi del secondogenito, il tema della sicurezza in auto, il lavoro. La magia delle favole, un libro appena pubblicato. La genovese Anna Morchio ha tanto da raccontare, verbo scelto non a caso perché qui molto ruota intorno alla narrazione. Non perdiamoci in ciance, la chiacchierata è lunga e va letta fino in fondo.



Siediti e dicci: Chi sei, che cosa fai?

Sono Anna Morchio e sono una donna-mamma, creativa di nascita e grafica per vocazione, ho scelto il linguaggio della comunicazione visiva per poter esplorare il mondo delle idee. Così faccio la grafica ma non so assolutamente disegnare... a molti sembra strano, a mio tempo ho dato molto filo da torcere al mio insegnante di illustrazione. Ho provato l'acquerello, il pastello, l'aerografo e alla fine l'unica cosa in cui sono riuscita è stata la carta strappata, lì oltre ad un'immagine avevo trovato un modo di esprimere un'idea.
Ho cominciato a fare questo lavoro sognando mega sedute di brainstorming come si vedeva nei film degli anni ottanta; ma sono di Genova, non di Manhattan, qui i brainstorming sono come gli All Bran (hai presente la crusca?) o almeno producono lo stesso risultato; così ho ripiegato in fretta e ho trovato la mia missione: rendere migliore, più bella, più intelligente la mia città realizzando una comunicazione pubblicitaria più saporita e ricca, con qualche valore aggiunto. Sono ormai più di vent'anni che ci provo, la lotta è dura... ma la forza scorre potente in me.

martedì 21 maggio 2013

La esse (testo di Fabio KoRyu Calabrò)

Gabriele Basilico
Dittico. Sedia. Sedere femminile con impronta.
immagine da qui


La esse di stare. La esse di sedere. Le esse di stare seduti. E anche di sedare, di sedurre. La esse di sedicente, di se, di sé, di sicuro, di sicuro di sé, di soc’mel. La esse di saggio. Di seggio. Dei sedicenti saggi seduti sopra i sedici soliti seggi. La esse di seno, di senso, di sesso. Una lettera che ha più curve che anima. Anzi: ha curve in posti dove altre lettere non hanno nemmeno quei posti. La esse di “solitica”. Partito di nicchia, anzi: di loculo. La esse di “ptronzo”, la quale viene momentaneamente elisa proprio per via della sua forma allusiva. Che è poi la esse di serpente, di sangue, di sospetto. La esse di sospeso. La esse di sopra, ma anche la esse di sotto. La esse di strano. La esse di straniero. La esse di “Sorro”, eroe dei “selefilm”. Quelli che scegli di guardare. La esse di sentinella, soldato silente solerte se serve. La esse di stendersi, la esse di sdraiarsi, la esse di sciogliersi. La esse di silenzio. La esse di sempre. La esse di soquantevòlte. La esse di sai. Di so. Di sa. Le esse di stare sospesi su sfere sbilenche senza subire scosse. Praticamente seduti.


Testo di Fabio KoRyu Calabrò, che è amico, sedia e tag (e che ringraziamo di cuore)


mercoledì 15 maggio 2013

Fuori dall'uscio

immagine da qui

Un po' è oblio, un po' condizione scelta. Un po' è un mettersi comodi e prendersi un lusso, un po' non poter fare altro. Così mi sento, una sedia 'n miezz'a via. Qui usavano, un tempo, ora non le vedo più, ho altre geografie.
Le sedie in miezz'a via le ho coccolate per anni, in quell'ora che è forse il crepuscolo. In termini attuali forse sarebbe l'ora dell'aperitivo. Ma quelle eran sedie di altri tempi. Tornando a casa dal mio laboratorio un po' bottega un po' cella di convento, attraversavo a piedi San Frediano. Quartiere popolare, quartiere di Pratolini. Dove forse resisteva ancora l'anima di una Firenze artigiana e viva. Sul marciapiede di via del Leone, gli usci aperti o accostati, le donne a sedere, a coppie, più spesso sole, eccezionalmente a tre o quattro. Per prendere il fresco, per riposare in compagnia dopo una lunga giornata. Per cianare. In nessun altro quartiere le ho viste, forse o anzi sicuramente per conformazione architettonica, che nel condominio non scendi con la tua sedia in strada, magari hai un terrazzo. Forse quelle casine basse ce l'hanno un giardinetto interno ma sull'uscio si vede chi passa, si fanno due chiacchiere. Allora è un po' un lusso un po' una scelta obbligata.


lunedì 13 maggio 2013

Intervista a Matteo Gubellini

Incontro Matteo Gubellini di persona. Esterno giorno, finalmente un sole convinto, un parco-giochi, un caffè, un ghiacciolo, un tavolino, tre sedie, due bimbi sullo sfondo che saltano sulle reti elastiche.
Matteo è un talento riconosciuto, ha pubblicato diversi albi illustrati per bambini e per adulti, scrive racconti, è spesso in giro per l'Italia con i suoi laboratori, tiene corsi di illustrazione, suona. Tante cose, tantissimi capelli!

Potrei presentarvelo così:


Oppure così:


Ma preferisco così:

"Fottuto leone che strimpelli"

Siediti e dicci: Chi sei, che cosa fai?

Cerco di essere quello che faccio, e di fare quello che sono, quindi mi siedo e descrivo la mia faccia, ma se la faccia descritta non assomiglia abbastanza alla mia, allora vado allo specchio e mi sistemo.

sabato 11 maggio 2013

60 strati (Faces that I have to face before I sleep)


Un industriale della carta riciclata e la sua passione (collezionare le auto d'epoca - e non solo), 
una sedia. Grazie a V1MB che ci ha regalato questa fotografia.


Una sedia in regalo e non una sedia qualsiasi. E' la Wiggle Side Chair, design di Frank Gehry per Vitra, progetto del 1972, realizzata con strati di cartone ondulato sovrapposti e incollati in direzioni incrociate, viti invisibili, bordi in cartone di fibra compressa. 
Si regge sulle sinuosità, ha punti di equilibrio calcolati con attenzione, è forte dei suoi sessanta strati. 
Sessanta strati di cartone. Li penso singolarmente. Fragili, si strapperebbero con facilità, s'inzupperebbero di lacrime, si potrebbero appallottolare in una mano con gesto nervoso. Fragili, si trasformerebbero in materia plasmabile, colorabile, scrivibile, vibrando di altra funzione. Eppure proteggono, con questa fragilità, è il dovere primario del cartone. Sessanta strati, immagino di consumarli tutti, ad uno ad uno, mi sembrano tutti importanti. 



Moonassi, Faces that I have to face before I sleep



martedì 7 maggio 2013

Nidomondo, scultura di Luca Matti


Il nido avvolge, protegge e separa. E' come una supersedia, tonda, è la sedia primaria. Per questo troverete sempre sedie e nidi in questo blog. Troverete, soprattutto, i nidi degli amici, che ci accolgono e ci nutrono. Questo è il Nidomondo di Luca Matti, per esempio. 




Citiamo dal sito della Galleria Frittelli:

"(...) un'immagine del paradosso del XXI secolo.
L'intreccio di tubi di polietilene disegna la geografia fisica e politica del mondo in cui non esistono più confini e divisioni tra le nazioni, superati dal flusso continuo di impulsi e segnali che rimbalzano da un punto all'altro del pianeta.
La comunicazione sempre e ovunque. L'unione dello spazio e del tempo.
Una mitologia contemporanea che innesca il meccanismo opposto: la socialità diventa isolamento, la rete diventa nido."



Il Nidomondo di Luca Matti si inaugura il 10 maggio, chi è di Firenze può andare a vederlo e tutti gli altri possono fare un luuuuuuuuuuuungo giro e passarci davanti per caso...



Info:


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...